Francesco: il giro del mondo in “barcastop”

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Ho incontrato Francesco a Panama City. Io stavo cercando un passaggio in barca a vela per la Colombia, mentre lui per attraversare l’Oceano Pacifico! Siamo subito diventati amici ed a distanza di tempo ancora seguo la sua avventura che e’ appena a meta’ dell’opera. Partito dall’Italia nell’estate 2012 vuole completare il giro del Mondo in barca a vela. In questo momento si trova in Australia esplorando via terra il “down under”.

 

Mappa giro del mondo in barca a vela

 

1) Quando e come hai deciso di partire?

Da sempre sapevo che volevo partire per un viaggio dopo la laurea, prendermi un gap year, e per molto tempo l’idea del tipo di viaggio era quella del backpacker in Australia tramite il visto Working Holiday. Poi non so come mai ne quando, forse verso il natale prima che partissi (2011), forse grazie a un libro di avventure in mare unito a qualche storia di “conoscenti” che avevano preso un passaggio qua e la’, e’ maturata e cresciuta in me questa idea. Ho iniziato all’improvviso a documentarmi su rotte e periodi per attraversare gli oceani.  Ricordo quei giorni di vacanza per Natale/Capodanno in cui cominciava a prendere forma nella mia mente questo sogno.

 

Francesco Grimaldi

 

2) Riassumendo, cos’hai combinato negli ultimi 15 mesi?

In 15 mesi di viaggio ho attraversato il Mediterraneo in barca a vela passando dallo stretto di Gibilterrra (non sono caduto dalle colonne d’Ercole!) arrivando in Marocco e restandoci circa un mese. Due settimane le ho passate viaggiando via terra. Poi da li’ sono ripartito alla volta  delle Canarie dove ho trovato una barca per attraversare l’oceano Atlantico fino ai Caraibi. Dopo la traversata sono rimasto nelle Antille per 3 mesi sempre navigando tra le isole. Successivamente ho aiutato a portare una barca fino alle Bahamas e da li’ spostarmi prima in Jamaica e poi a Panama. Nel porto di Colon, dove si trova il Canale di Panama, ho trovato una barca Francese disponibile a prendermi a bordo per la traversata del Pacifico! Da Panama, dopo aver attraversato il canale, ci siamo fermati alle isole Galapagos e da li’ il “grande salto”: la traversata piu lunga che abbia mai fatto di circa 19 giorni in mare aperto fino alle isole Marchesi, il primo arcipelago della Polinesia Francese. Abbiamo poi navigato per gli arcipelaghi della Polinesia per circa 5 mesi, per poi ripartire sempre “verso ovest” e completare la traversata. Da Bora Bora abbiamo raggiunto le isole Cook, dopodiche’ Niue (minuscola isola in mezzo a niente), isole Tonga, attraversato la linea del cambio di data per arrivare alle isole Fiji, e da li’ Nuova Caledonia e infine Australia!

 

barca a vela caraibi

 

 

3) Dove ti trovi ora e come ci sei arrivato?

Ora mi trovo a Sydney, una delle citta’ piu belle che abbia mai visto. Con la barca a vela francese siamo approdati a Brisbane e da li io e il mio amico Giovanni abbiamo continuato via terra per la Gold Coast arrivando infine a Sydney.

 

4) Come mai la scelta singolare del “barcastop” invece di un viaggio piu’ tradizionale?

Non lo so, forse cercavo qualcosa che nessuno che conosco avesse mai fatto davvero, un’avventura fuori dal comune, un’esperienza unica, uscire dagli schemi..senso dell’aventura a mille.

 

5) Sei partito in solitaria per scelta o per necessita’?

Questa e’ una domanda un po’ complicata. Sono partito da solo per scelta. Avevo bisogno di fare questo viaggio un po’ per scoprire me stesso, i mie limiti, per sapere se veramente potevo farcela da solo, per capire cosa posso fare e cosa non posso.

 

barca a vela caraibi

 

 

6) Quanti distanza hai percorso via mare e via terra fino ad ora?

Circa 16.000 miglia per mare mentre via terra e’ difficile da quantificare visto che ho girato praticamente solo isole! Ho navigato piu’ di mezzo Mondo, tutto l’emisfero ovest, partendo dall’Italia. E’ stato emozionante passare la linea del 180° meridiano!

7) Sei partito con l’obiettivo di completare un giro del mondo in barca, oppure tutto si e’ evoluto viaggiando? In questo momento hai un obiettivo o ti fai portare dalla “marea”?

L’obiettivo iniziale e’ di completare il giro del mondo in barca a vela. Il come farlo si e’ evoluto nel tempo e si sta ancora evolvendo. Ad esempio non sapevo se sarei passato per  l’Australia o la Nuova Zelanda. Mi faccio trasportare dalle opportunita ma sempre cercando di seguire il piano generale. In questo momento voglio fermarmi un po’ in Australia e godermi la “terraferma”, poi un giorno ripartiro’.

 

tramonto caraibi

 

 

8) Il momento piu’ bello e quello piu’ brutto del tuo viaggio?

E’ difficile da dire. Ci sono tanti momenti che mi vengono in mente ma uno sicuramente bello e divertente e’ il seguente. Ero a Papeete, isola di Tahiti  capitale della Polinesia Francese, appena arrivato dopo 4 mesi in mare con soste su isole selvagge dove non c’era nulla. Niente Internet, negozi che sono mini-stanzini dove vendono sempre le stesse 4 lattine di cibo, frutta tropicale a profusione ma la verdura se non ti alzi alle 5:00 il Mercoledi mattina (quando arriva il cargo) te la scordi. Mesi di natura vera su isole fantastiche dove arriva pochissima gente. Arriviamo quindi a Papeete, unica “citta'” in tutto il Sud Pacifico. Uno dei momenti piu belli e’ stato salire in auto (una Micra) e andare al Carrefour…insomma una gita al centro commerciale! E ci becchiamo pure l’ingorgo, con clacson che suonano e macchine ferme dopo mesi di solo mare all’orizzonte, un bel cambio! Una volta dentro al supermercato le nostre espressioni, come quelle dei bambini la mattina di Natale di fronte ai regali! Non era nulla di magico, ma dopo tanto razionamento in barca niente era piu’ bello che essere in un centro commerciale! Dieci tipi diversi di dentifrici…sono rimasto incantato! Alla fine, cinque ore a passeggio per tutti scaffali, un ritorno improvviso alla civilizzazione!

Un altro momento da ricordare e’ dopo l’attraversata atlantica durata 15 giorni. Arriviamo all’isola di Santa Lucia di notte e nonostante la tarda ora ci accoglie il comitato di benvenuto offrendo frutta fresca e rum! Considerando che venivamo da  15 giorni di cibo in scatola (non c’era neppure il frigo a bordo!) la felicita’ alla vista delle banane fresche si puo paragonare a quella dell’avvistamento dell’isola al tramonto.

Oppure l’arrivo in cima al monte Tubkal nelle montagne dell’Atlas in Marocco, dopo aver scalato a piedi 4200 metri di montagna con un freddo glaciale indossando solo la cerata oceanica per proteggerci. Eravamo velisti allo sbaraglio sulla terraferma!

Momenti brutti non ne ricordo in particolare, se non quando mi sono trovato solo in luoghi dove anche uscire la sera era troppo pericoloso come ad esempio al porto di Colon. Oppure quando quel ragazzo del nostro ostello si e’ suicidato buttandosi dalla finestra a Panama City, cose che davvero non si vorrebbero vedere in vita. Dal punto di vista velico un momento senza dubbio di tensione e’ stato durante l’attraversata atlantica, nel mezzo alla notte si ruppe un timone. Qualunque marinaio ti potrebbe confermare che non e’ una bella situazione, considera poi che in seguito si e’ rotto pure il secondo..

 

snorkeling caraibi

 

 

9) E il momento piu’ pericoloso (se c’e’ stato, ma viaggiando per mare..)?

A parte le rotture del timone, i momenti piu’ critici sono sempre le manovre in prossimita’ del corallo nei fondali bassi. In caso di urto e’ facile che la barca si danneggi anche rischiando l’affondamento. In mare tutto puo’ sempre cambiare da un momento all’altro, e’ una cosa che bisogna accettare viaggiando in questo modo.

10) Come ti ha cambiato navigare e vivere in barca a vela per mesi e mesi?

Penso di aver sviluppato un controllo di me stesso fuori da comune. Nonostante pensassi di essere gia’ molto paziente avendo un fratello piu piccolo che e’ una peste, mi sono accorto di aver raggiunto livelli impensabili! A parte gli scherzi, si impara ad essere “easygoing” adattandosi a tutte le situazioni. In generale, su una barca a vela, tutto diventa piu’ critico non essendoci spazio per andare a sbollire la rabbia! Inoltre si vive in un micro-ambiente dove tutto e’ limitato, anzi scarseggia proprio. Elettricita’, acqua potabile ma anche cibo. Da non sottovalutare neppure il fattore privacy: ho imparato a trovare il mio angolo tranquillo ovunque sono, ritagliandomi momenti per perdermi in me stesso. Mi piace ascoltare i pensieri che normalmente si perdono nella frenesia della vita moderna, ho imparato a stare solo con me stesso e a godermi le piccole cose come mangiare frutta fresca, una doccia calda, una bistecca.

 

isola caraibi

 

 

11) Un incontro che ha lasciato il segno?

Ho incontrato tante tante persone che hanno lasciato il segno, tante esperienze condivise, tante cose imparate. Storie e racconti da ricordare per future avventure.

Ero a Nuku Hiva, l’isola piu grande delle Marchesi, arrivato dopo un paio di mesi di navigazione con poche persone incontrate sul cammino. Sto scendendo a terra sul tender, da solo perche devo riprendere il resto dell’equipaggio andato a fare la spesa. Passando davanti ad alcune barche vedo sventolare una bandiera tricolore. I colori sono sbiaditi, poteva essere Irlanda o Francia (probabile considerando che siamo in Polinesia Francese) pero’ non so perche’ quella bandiera mi dice Italia.. Mi avvicino e vedo un paio di persone sul ponte, cosi’ chiedo in un Francese che aveva pochissimo di francese: “c’e’ qualche Italiano a bordo?” Cosi’ conoscero’ Giovanni, un ragazzo romano partito per attraversare il Pacifico.. Una serata passata a chiacchierare davanti ad una pizza buona quanto il mio francese ed eccolo 2 mesi dopo imbarcarsi con me verso l’Australia. Il mondo e’ piccolo?

 

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12) Che tipo di persone si incontrano cercando passaggi in barca a vela?

Anche questa domanda e’ difficile da rispondere. Ho capito che le persone per mare sono diverse da quelle che si incontrano a terra. Chi naviga ha in comune con tutti gli altri una cosa fondamentale: il mare. La gente di mare ha un profondo rispetto per tale elemento che regola la vita in barca. Vento, onde, pioggia, tempeste…nel giro di poche ore la situazione puo’ cambiare drasticamente, e cosi’ tutti di adattano ad accettare tutto questo. Tra marinai, dopo poche parole gia’ ci si sente in famiglia. Molti mi chiedono se non sia pericoloso prendere passaggi cosi’ lunghi da gente sconosciuta. Io non ho mai incontrato persone con cattive intenzioni, ma nemmeno i Pirati…almeno fino ad ora!

 

13) I tre oggetti piu’ importanti che porti con te?

Purtroppo un oggetto ormai fondamentale e’ il cellulare, con quello fai tutto. Controlli e-mail, mantieni i contatti con le persone, fai foto, ascolti  musica di notte durante i turni al timone. Poi un taccuino per appunti e informazioni importanti, biglietti da visita. Infine occhiali da sole, ai tropici sono fondamentali, quasi anche di notte.

 

australia barca a vela

 

 

14) La cosa piu’ bella e importante che hai imparato durante questo viaggio?

Forse ho gia risposto in qualche domanda precedente. Sicuramente ho imparato a conoscere me stesso: limiti e difetti della mia personalita’, ma anche le mie qualita’. Una cosa bella di cui mi sono accorto e’ che il mondo puo’ sembrare piccolo. Adoro rivedere persone conosciute mesi prima chissa’ dove e in chissa’ quale circostanza. Oppure quando due amici miei si incontrano in mezzo alla giungla e scoprono di avere me come amico in comune! Ho imparato che il mondo funziona per amicizie, contatti, conoscenze..ed e’ grazie a quelle che sono riuscito a percorrere in barca a vela piu di mezzo emisfero!

 

15) Sei felice di cio’ che hai fatto e che stai facendo?

Sono molto felice di questo viaggio, per come e’ iniziato, per come si evoluto nel tempo e per dove sono riuscito ad arrivare. Mi piace ripercorrere le emozioni vissute lo scorso anno quando ancora mi trovavo nei caraibi e non avevo idea di come avrei continuato. E adesso ritrovarmi qua, nella terra dei Canguri, pensando a cosa succedera’ domani.

 

Francesco Grimaldi  –  https://www.facebook.com/francesco.grimaldi13

Blog – Into the Sunset:  http://intothesunset.altervista.org/

 

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Valerio Plessi - Viaggiatore, fotografo e adesso anche blogger. Ho studiato e lavorato in Belgio e Stati Uniti ma adesso la mia base è Londra. Ho viaggiato in 45 paesi sempre in maniera indipendente, tra cui 14 mesi zaino in spalla dal Messico fino all'Argentina. Mi piace scrivere di viaggi e stili di vita alternativi.

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One Comment

  1. silvia mirelli says:

    Francesco, che emozione leggere la tua intervista! Sei davvero in gamba…ti ammiro molto e ti invidio un po’!!! A presto. Silvia

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