Claudio LongWalk: da sei anni in moto per il Mondo

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Claudio e’ autore del blog Longwalk dove lui stesso dichiara di aver fatto un casino: confondere la fotografia, il viaggio, il motociclismo ed il reportage! La sua evoluzione da psicologo (prima) a fotografo e videomaker (adesso) merita di essere raccontata. Claudio e’ in viaggio sulla sua moto per il Mondo da 6 anni, durante i quali ha percorso 70.000 km con il suo compagno di avventura, il Toporso.
Claudio ha dovuto inventarsi una nuova vita “on the road”, trovando anche il modo ti sostenersi economicamente durante il viaggio. Il suo bellissimo sito offre racconti, immagini e video dei viaggi e racconta anche la sua evoluzione esteriore ed interiore a questa nuova vita.
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1) che facevi nella tua vita pre-viaggio?

Facevo lo psicologo clinico

2) come e quando hai deciso di partire? avevi in programma un viaggio cosi’ lungo gia’ dall’inizio?

Sono partito nel 2008 a luglio, dopo mesi di preparazione e premeditazione. La scintilla è scoppiata in un viaggio in Marocco … mi sono commosso guardando fuori dal finestrino di un pullman e ho desiderato spudoratamente vivere di più e viaggiare per realizzarlo. Il sito lo chiamai subito “longwalk” perché a qualche livello di coscienza già immaginavo sarebbe potuto durare a lungo.

3) perche’ l’america? come ti immagini arrivare dove la strada finisce e cosa ti piacerebbe fare dopo?

L’America è stata una scelta di comodo… meno burocrazia… più lingue conosciute e alcuni posti già visitati. Quando la strada finisce in Tierra del Fuego… immagino di spedire la moto in Asia o in Oceania.

4) pro e contro del viaggiare in moto?

Pro: grande contatto con tutto, ambiente, perone, sguardi, strada, clima, paesaggi. Maggiore e diversa considerazione da parte dei media e delle persone che incontri viaggiando. Ingombri ridotti.
Contro: Necessaria massima ergonomia (centellinare ciò che porti), esposizione a climi rigidi ( da sempre odio la pioggia mentre guido!), non puoi richiuderti dentro il tuo veicolo per separarti, proteggerti, dormire isolato dal resto del mondo. È sempre un “full contact” e talvolta vorrei un furgoncino dove tirare una tendina e sdraiarmi o guardare da dentro un temporale tropicale devastante…invece di pigliarlo in faccia e ripararmi tre ore sotto una pensilina avvolto da un sacchetto di plastica.

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5) le cose piu’ importanti che hai imparato in questo viaggio?

Che anche se cambi orizzonte non cambi anima, caratteristiche profonde della personalità e problemi rimangono. Che viaggiare, ossia andare dal Punto A al Punto B non basta… è importante anche come lo fai e quale missione/talento/scopo coltivi.
Che una vita piena si può costruire con poco. Che la felicità può incontrarsi su rotte molto più facili di quelle che seguiamo nelle nostre complicate vite metropolitane.

6) il momento piu’ bello, quello piu’ brutto e quello piu’ difficile?

Momenti belli: Innamoramenti, aperture improvvise dell’orizzonte mentre guidi, tramonti più rossi del sangue, incontri con storie eclatanti che sconvolgono il tuo mondo interiore, senso di essere “libero da” e “libero di”, sapere di poter andare verso un altrove in qualunque momento. Ricevere un’accoglienza meravigliosa e inaspettata.
Momenti brutti: Fidarsi e prenderla nel culo quasi ogni volta (7 su 10) che cerchi un servizio più complesso di fare la spesa (parlo del Messico sopratutto) Tornare a casa e scoprire che ti hanno rubato tutto ciò che avevi di valore messo insieme in anni di sacrifici. Vedere gente che ami vivere miserabilmente senza sogni, direzioni nella vita, impegni di alcun tipo … a parte quello di consegnarsi supinamente a lavori che farebbero impallidire un mercante di schiavi.
Momenti difficili: come fare diventare il viaggio una professione? come prolungare l’esperienza evitando la bancarotta? come passare per postacci di merda pieni di violenza e corruzione?

7) il viaggio in moto e’ molto solitario anche rispetto al backpacking individuale. Qual’e’ il tuo punto di vista e come affronti la solitudine?

Adesso viaggio con la mia compagna. Siamo una squadra. All’inizio viaggiavo solo ma quasi mai in solitudine ( a parte proprio l’inizio inizio in Canada in cui ero asserragliato nei boschi con rari contatti umani… e ne avrei desiderati anche solo per gridare “che bello tutto questo!”)
Direi che la dimensione solitaria del viaggiare è meravigliosa ed è forse la miglior condizione per debellare la solitudine perché proietta facilmente all’incontro con l’Altro. La condizione di “Alone” con la quale si viaggia è molto diversa da quella di “Lonely” che accade forse più a chi vive e lavora circondato da apersone ma senza legami significativi… o da chi sente inumi “progetto ampio di vita” di non avere nessuno con il quale condividere.

http://www.longwalk.it

8) sei d”accordo con chi dice “non e’ importante la meta, ma gli incontri che si fanno durante il viaggio per raggiungerla”? come affronti i quotidiani arrivederci/addii con tutte le persone che devi salutare ad ogni partenza?

Legare e disfare legami è una metrica del viaggio. Talvolta è entusiasmante lasciare una relazione al culmine positivo dell’euforia nata dall’incontro per andare verso nuove persone ricordando ancora i sorrisi di chi ti ha salutato…. altre volte hai come la sensazione di soffocare un’amicizia o un amore nascente. Non ho consigli sul da farsi. Il viaggio è bello anche per fermarsi e sentire cosa nasce con chi hai intorno. Cosí ho incontrato la mia attuale compagna.
La meta del viaggiare è importante per evitare di perdersi in un oblio di possibilità o direzioni… per evitare di andare alla deriva senza nessun progetto ma, detto questo, il cammino verso la metà è la vera colonna portante dell’esperienza, ciò che racconterai al ritorno, l’essenza del viaggio.

9) viaggiare per tanti anni e’ stancante per chiunque, viaggi lento oppure in che altro modo?

Lentissimo, ho letteralmente ricostruito daccapo la mia vita dal 2008(anno partenza) a oggi. Ho coperto solo un terzo di continente… nulla più. Avrei potuto fare il giro del mondo 6 volte se avessi corso (e avuto i soldi e la scelleratezza) per farlo. Questi anni, in cui c’è stata anche la povertà, la precarietà, e persino la noia… sono stati non solo una viaggio geografico ma anche un gettare le basi per una vita nomade con nuove risorse economiche e una nuova professione (presto forse due). Il rientro in Italia è diventata la vacanza per rivedere amici e famiglia, la vita e il lavoro sono invece qui, on the road.

10) come finanzi il tuo viaggio (lavoro on the road, risparmi, lavori occasionali)?

Con la fotografia e con i video che vendo attraverso agenzie online.

Claudio Giovenzanawww.longwalk.it

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Valerio Plessi - Viaggiatore, fotografo e adesso anche blogger. Ho studiato e lavorato in Belgio e Stati Uniti ma adesso la mia base è Londra. Ho viaggiato in 45 paesi sempre in maniera indipendente, tra cui 14 mesi zaino in spalla dal Messico fino all'Argentina. Mi piace scrivere di viaggi e stili di vita alternativi.

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